
Nei giorni scorsi il Prof. Renato Brunetta, Ministro della Pubblica Amministrazione da poco nominato nel nuovo esecutivo di Mario Draghi, ha incontrato i sindacati maggiormente rappresentativi dei lavoratori del pubblico impiego per illustrare i punti salienti del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, ovvero le linee guida il suo dicastero intende seguire nei prossimi anni.
Il programma contiene elementi interessanti sui quali il nostro sindacato, e non solo, è impegnato da anni, a Napoli ed a livello nazionale.
Il tema del ricambio generazionale, più di tutti gli altri, ci sembra centrale e propedeutico ad ogni altro discorso di riforma dell’apparato pubblico. Nei prossimi quattro anni andranno in pensione oltre trecentomila lavoratori, molti sono già andati via negli ultimi mesi e l’età media viaggia velocemente verso i cinquantadue anni. In questo quadro solo una immissione massiccia di giovani preparati e motivati può dare il necessario scossone ad un sistema che si presenta in moltissimi punti adagiato sulle stampelle di tutti coloro che hanno già dato tantissimo e non ne possono più.
Noi riteniamo che questa volontà di assumere debba tradursi rapidamente anche in una strada ragionevole che dia una speranza concreta di stabilizzazione a tutti coloro che in questo periodo hanno dato il loro contributo nell’erogazione dei servizi della pubblica amministrazione, compito reso estremamente complicato dalle condizioni determinate dagli effetti della pandemia.
Tra questi ci sono gli agenti a tempo determinato della Polizia Locale di Napoli. La loro vicenda, le loro aspettative, le loro incertezze fanno costantemente parte dei nostri pensieri, e saranno alla base del nostro lavoro nei prossimi mesi.
Una strategia assunzionale su vasta scala, naturalmente, deve prevedere contemporaneamente un sistema di incentivi volto a favorire la messa a riposo di coloro che il riposo lo hanno ampiamente meritato, nel quadro di una rinnovata solidarietà fra le generazioni, fra padri e figli, fra i lavoratori del secolo scorso e i giovani del terzo millennio. Tutto questo, ovviamente, all’interno di un sistema di regole progressive che non comprima diritti acquisiti e non mortifichi ulteriormente, ed anzi rilanci, il potere d’acquisto delle famiglie.
Gli altri punti toccati dal piano riguardano questioni storiche sulle quali abbiamo già discusso e a partire dalle quali auspichiamo un impegno concreto che vada oltre le promesse.
Temi quali la formazione permanente e la semplificazione dei processi burocratici, ad esempio, sono al centro di un dibattito che va avanti da troppi anni. La formazione è un diritto, ed in un’economia in continua evoluzione essa costituisce una necessità irrinunciabile. Quanto alla semplificazione dei processi burocratici e alla necessaria svolta digitale, anche in questo caso ogni lavoratore della Pubblica Amministrazione si aspetta da sempre provvedimenti che siano in grado di costruire una macchina in grado di offrire un servizio di qualità, veloce. E’ nell’interesse di tutti, lavoratori e cittadini.
Accogliamo con interesse anche la volontà di non considerare episodico e legato all’emergenza pandemica l’utilizzo dello Smart Working, uno strumento innovativo che in questi mesi ha dimostrato limiti e potenzialità e che va regolamentato ed organizzato a partire proprio dal superamento delle criticità verificate sul campo.
Queste le cose positive. Di negativo c’è sicuramente la scarsa attenzione data in questa fase alla specificità degli Enti Locali, che costituiscono nel nostro paese il sistema nervoso della Repubblica, l’apparato che più direttamente raccoglie e risponde alle esigenze della cittadinanza.
Ci auguriamo che questo deficit trovi un’adeguata compensazione nell’ambito del rinnovo del contratto; è in quella sede che tutti i buoni propositi e le strategie concertative dovranno trovare una rappresentazione concreta e tangibile.
L’ultima considerazione la riserviamo ad un vecchio tema brunettiano, noto tormentone dei governi dell’ultimo ventennio, quello della produttività e della premialità.
Qui non c’è niente di nuovo sotto il sole. E’ il suo vecchio cavallo di battaglia.
Noi, oggi come in passato, siamo pronti a confrontarci ed a fare il nostro dovere, senza tentennamenti. La Pubblica Amministrazione deve funzionare nel migliore dei modi, i servizi erogati devono essere all’altezza delle aspettative della gente, la macchina burocratica deve avere una efficienza in grado di competere con i servizi erogati dalle aziende private. Su questi punti il sindacato non può mettersi di traverso, deve fare la sua parte. La condizione richiesta, oggi come ieri, è che anche il datore di lavoro faccia la sua.
I fannulloni, come il ministro Brunetta amava chiamarli qualche anno fa, ci sono in ogni ambito, nella Pubblica Amministrazione, nelle forze di polizia, nelle aziende private, nei partiti, in parlamento. E dovunque essi operino limitano l’operatività del sistema ed abbassano la produttività collettiva.
Intervenire per migliorare in positivo il rapporto tra produttivi e fannulloni vuol dire andare oltre la strategia della ghigliottina adottata in passato e prevedere un sistema che valorizzi davvero l’impegno di coloro che ci credono, che si sentono responsabili dei risultati ottenuti dall’organizzazione di cui fanno parte.
Un sistema chiaro, trasparente, affidabile.
Salvo rare eccezioni, nessun lavoratore si alza ogni mattino con l’intento di portare a casa il salario lavorando il meno possibile. Se ciò avviene è perché nella maggior parte dei casi è la stessa organizzazione del lavoro a non essere costruita con l’intento di tirar fuori il meglio da ognuno.
E’ quindi compito di tutti, dal Ministro Brunetta all’ultimo tra i dirigenti di settore, lavorare affinché la suddetta organizzazione sia davvero funzionale, a tutti i livelli, alla motivazione ed alla valorizzazione del capitale umano disponibile.
