In una lunga intervista apparsa recentemente sulle pagine de “Il Riformista”, il Prof. Marino Niola, noto antropologo e scrittore del quale tutti riconoscono la competenza nel suo campo e l’onestà intellettuale sempre manifestata attraverso i suoi interventi, ha bocciato senza appello i dieci anni di governo della città affidati a Luigi De Magistris e al gruppo dirigente che nel corso delle diverse fasi amministrative lo ha affiancato nel suo lavoro.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che un intellettuale del suo calibro esprime un giudizio complessivo sulla situazione politica della nostra città, tuttavia vorremmo approfittare dell’indiscussa qualità del giudicante per azzardare una riflessione umile e pacata sul rapporto tra gli intellettuali e la politica a Napoli.

Una premessa è d’obbligo: noi riteniamo che la politica sia un’attività nobilissima, forse la più nobile fra le attività umane, poiché attraverso di essa le donne e gli uomini si elevano dalla mediocre ed esclusiva soddisfazione dei bisogni personali e familiari al più alto e nobile servizio a favore della collettività. L’inadeguatezza che coloro che di politica si occupano hanno spesso messo in evidenza non è un buon motivo per mettere in discussione il suo altissimo valore, semmai mette invece in luce la necessità che certi nostri concittadini si occupino di attività maggiormente corrispondenti alla loro non esaltante etica comportamentale.

Tale premessa risulta necessaria in quanto negli ultimi anni, almeno dall’ultimo decennio del novecento ad oggi, siamo stati letteralmente sommersi da una narrazione pubblica che ha confinato la politica e i politici tra i peggiori gironi infernali dell’immaginario collettivo, con il risultato, evidentissimo nella città di Napoli, di aver distrutto gli organi costituzionalmente chiamati a regolare la partecipazione popolare alla vita collettiva, i tanto vituperati partiti, e di aver prodotto classi dirigenti che nel migliore dei casi sono solo una pallida imitazione dei politici di carriera della cosiddetta Prima Repubblica.

A Napoli la devastazione è stata totale e riguarda tutti gli schieramenti, da sinistra a destra.

Per quale motivo la classe dirigente, tutta la classe dirigente cittadina, non è oggi all’altezza della storia di questa terra che ha prodotto capi di stato, ministri e amministratori i cui nomi sono ricordati in tutto il paese?

Le responsabilità sono da ascrivere esclusivamente a quel che resta dei partiti, oppure dovremmo riflettere su quanto sia mancato negli ultimi venticinque anni un impegno diretto in politica degli elementi più avanzati della borghesia?

L’Avvocato Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la cui biblioteca fu trasferita a Pomigliano d’Arco perché a Napoli non si trovò una sede adeguata e disponibile, affermava in ogni occasione che il problema di questa città non è l’organizzazione della classe operaia, quanto la totale assenza di una borghesia impegnata, disponibile a farsi carico della rappresentanza politica.

Aveva ragione l’Avv. Marotta?

Vorremmo girare la domanda al Prof. Niola e a tutti gli altri autorevolissimi intellettuali che periodicamente giudicano, promuovono e bocciano i politici restando però saldamente lontani da un impegno diretto nei partiti e nelle istituzioni rappresentative.

A pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale tale domanda è di vitale importanza, e delle sue implicazioni bisogna prendere coscienza se vogliamo che le prossime compagini amministrative siano all’altezza dei compiti straordinari che saranno loro assegnati.

Oggi più che mai c’è bisogno che le forze migliori della città scendano in campo, che si mettano in gioco e che si sporchino le mani.

Non solo gli intellettuali, ovviamente, il nostro è un appello rivolto agli imprenditori, ai lavoratori, agli elementi più attivi di quel largo e variegato tessuto associativo che vede tanti giovani e meno giovani in campo da sempre in attività al servizio dei più deboli, degli esclusi, degli ultimi.

Il dibattito in corso fra le principali forze politiche vede emergere candidature della società civile autorevoli e rappresentative, in tutti gli schieramenti, ma non è questa la sola ed unica strada per avviare in modo serio e duraturo un rinnovamento della classe politica nel suo complesso.

Non sarà un Sindaco fuori dai partiti a salvare Napoli se tutti coloro che oggi aspettano l’occasione giusta per dare il loro contributo non prenderanno parte alla vita di quegli stessi partiti che costituiscono ancora e fino a prova contraria il principale strumento di partecipazione collettiva alla vita pubblica.

E’ per questo motivo che chiediamo al Prof. Niola e a tutti di prendere parte, di parteggiare, di costruire dall’interno e non più dall’esterno le condizioni affinchè i luoghi reali e virtuali della politica siano aperti alla partecipazione di tutti, dei giovani, delle donne.

Lo chiediamo come lavoratori, come dirigenti sindacali e come cittadini che amano questa città.

Il tempo dell’attesa è finito, Napoli ha bisogno di voi.