LO SCONTRO

Luca lavorava presso un magazzino merci, si occupava di preparare i pacchi da sistemare sui camion in partenza per le sedi dei clienti della sua azienda in giro per l’Italia. Non guadagnava tanto ma quel poco gli bastava per assicurare una vita dignitosa a sua moglie e ai suoi tre figli, tutti in età scolare e quindi bisognosi del necessario per garantirgli il diritto allo studio. Alla fine dell’anno scorso è stato licenziato, non aveva un contratto che gli garantisse la tutela dei suoi diritti. Ha chiesto aiuto a parenti, amici, aveva bisogno di sfamare i suoi cari, e l’aiuto è arrivato. Un impiego presso una società di delivery. Si tratta degli addetti alla consegna veloce di cibo ed altri generi, sfrecciano a bordo di motocicli con il caratteristico pacco colorato alle loro spalle. Ne abbiamo sentito parlare recentemente in seguito alla violenta rapina subita da uno di essi da parte di un gruppo di delinquenti, nostri connazionali e concittadini. Luca è uno di loro, ed ogni giorno prova a fare quante più consegne possibile poiché quello che guadagna si basa proprio su questo, sul numero di pacchi arrivati sull’obiettivo. E quindi corre, corre a volte senza curarsi dei semafori, dei segnali stradali, senza pensare alle condizioni atmosferiche, agli incidenti. Luca non pensa, sa solo che la velocità è tutto e sente il dovere di mantenere la sua famiglia lontana dalla povertà.

Vincenzo fa l’infermiere da vent’anni, fa il lavoro che ha sempre sognato e vive serenamente con sua moglie, insegnante, ed una ragazzina di diciassette anni. Si ritengono fortunati, hanno impieghi stabili ed anche se i loro salari non sono sempre all’altezza dell’impegno che mettono nel proprio lavoro, conducono una vita agiata ed in definitiva non gli manca niente. Gli ultimi mesi per Vincenzo sono stati durissimi, la crisi sanitaria dovuta alla pandemia ha richiesto sforzi sovrumani alla sua categoria ed anche lui ha dato il massimo.

Luca e Vincenzo rappresentano due mondi molto diversi, il mondo dei garantiti e quello dei precari, il mondo di quelli che hanno la paga assicurata anche se restano a casa ammalati ed il mondo di quelli che devono passare con il rosso al semaforo se vogliono effettuare un numero giornaliero di consegne sufficiente a mettere il piatto in tavola.

La settimana scorsa questi due mondi si sono incrociati alla periferia est di Napoli, nei pressi dell’Ospedale del Mare. Vincenzo stava andando al lavoro, aveva il turno pomeridiano, e Luca correva veloce, come ogni giorno. Vincenzo non ha visto Luca arrivare alla sua sinistra, mentre Luca credeva di riuscire ad evitarlo andando ancora più veloce, cosa che probabilmente faceva spesso, ma questa volta è andata male. L’auto lo ha preso in pieno e lui è volato a terra a diversi metri dal luogo dell’impatto. Vincenzo è balzato fuori dall’auto ed è corso a soccorrerlo, lo ha fatto sedere sul marciapiedi ed ha messo in sicurezza il motociclo. Ha chiesto a Luca se voleva un’ambulanza oppure voleva andare in ospedale con la sua automobile, ma non c’è stato verso di convincerlo. Nonostante il pantalone strappato, escoriazioni alle mani e al volto ed altri possibili danni dovuti al volo ed alla caduta, Luca ha pregato Vincenzo e noi che ci siamo fermati a prestare soccorso di lasciarlo andare, perché non poteva permettersi di andare in ospedale, di risultare infortunato, di creare problemi. Dopo diversi minuti di trattative ha acconsentito solo a fornire il suo recapito telefonico per contattarlo e verificare le sue condizioni di salute ed altre eventuali esigenze. Subito dopo ha ripreso il motociclo, ha sistemato alla meglio il pacco ed ha ricominciato a correre, con il corpo e forse anche il cuore ferito. Anche Vincenzo, dopo aver parlato qualche minuto con noi, è andato al lavoro, anche lui con il cuore ferito, perché è una persona perbene e quello che ha visto è insopportabile.

Raccontiamo questa storia poiché essa non richiede ulteriori considerazioni. Vincenzo è uno di noi, un lavoratore della Pubblica amministrazione, e come tutti noi ha il dovere, in questa fase storica più che in passato, di guardare al di là del nostro recinto protetto e di aprirsi alle esigenze e alle lotte dei non garantiti, dei precari, dei tanti che hanno perso il lavoro in questi mesi e dei tanti che lo perderanno, di quelli che corrono sui motorini mettendo a rischio anche la loro vita.

Non è solo un dovere morale, è anche una esigenza strategica. Se Luca e Vincenzo non lotteranno insieme per i diritti di tutti i lavoratori, nel mondo che verrà non ci saranno diritti per nessuno.

Buon Primo Maggio!